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Acli Roma: morti in mare

30 Marzo 2005

Acli: scongiuriamo l’ennesima stagione di morti in mare. Il Presidente Luigi Bobba: Nessuno condanni più queste vittime innocenti che vogliono solo cercare di vivere.

Dopo la tragedia di ieri nel Canale di Sicilia

Acli: Scongiuriamo
l’ennesima stagione di morti in mare

Il presidente Luigi Bobba: «Nessuno condanni più queste
vittime innocenti che vogliono solo cercare di vivere»

Roma, 25 marzo 2005 – Scongiurare l’ennesima stagioni di morti in mare. All’indomani della tragedia di ieri nel Canale di Sicilia, le Acli lanciano un appello accorato ai responsabili delle istituzioni italiane ed europee affinché prendano le opportune e doverose iniziative politiche per bloccare sul nascere quella che rischia di essere una nuova stagione di immigrazione clandestina segnata da lutti e sciagure che pesano sulle coscienze di tutti.

Le ACLI ribadiscono quanto già sottolineato in varie occasioni e cioè che l’Europa, e l’Italia, devono capire che o si rendono agibili le vie legali dell’immigrazioni o continueremo ad assistere a queste tragedie e a questo scandaloso traffico di esseri umani trattati peggio delle merci, sfruttati fino alla morte, provenienti da mondi in cui non si ha rispetto dei diritti umani e diretti verso terre, le nostre, che ne ostacolano, con leggi sempre più restrittive, l’entrata legale. O si coniugano sviluppo e immigrazione secondo i canoni dei diritti umani, e non della mera convenienza economica, o continueremo a fare discriminazioni che alla lunga portano morti nelle acque dei nostri mari così come nelle terre di provenienza di queste persone.

«Gli immigrati – precisa il presidente delle Acli Luigi Bobbanon possono essere considerati solo in funzione dei nostri sistemi economici, del mercato: urge dotare i nostri sistemi legislativi di lungimiranza politica e di quella solidarietà richiamata anche dalla Costituzione Italiana».

«Queste morti – conclude Bobba – cadono nel giorno del Venerdì Santo in cui, come credenti, noi cristiani ricordiamo la condanna e l’uccisione di un giusto. Sia questo un monito per noi tutti a riflettere sull’esigenza di non condannare più chi, innocente, vuole solo cercare di vivere».

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