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Acli: documento nazionale sui referendum

07 Maggio 2005

Il Documento della Direzione nazionale sui referendum ACLI: IL 12 GIUGNO “NON ANDARE A VOTARE” «Una scelta attiva e responsabile. La vita non è bipolare No ad una visione privatistica delle questioni bioetiche»

Il Documento della Direzione nazionale sui referendum

ACLI: IL 12 GIUGNO “NON ANDARE A VOTARE”

«Una scelta attiva e responsabile. La vita non è bipolare
No ad una visione privatistica delle questioni bioetiche»

Roma, 6 maggio 1005 – “Non andare a votare” il 12 giugno è il modo migliore per ridare alla politica il suo compito e il suo profilo alto di mediazione e di sintesi, perché “la vita non è bipolare” e va dunque sottratta alle logiche di schieramento adottate in maniera semplicistica e indebita dall’approccio referendario e riconducibili al cosiddetto bipolarismo etico.
Le Acli ufficializzano la loro posizione sui referendum relativi alla legge 40 con un documento approvato all’unanimità dalla Direzione nazionale, che invita a non andare a votare come «scelta attiva e responsabile»: non rinunciataria né facile, ma assolutamente opportuna e congrua rispetto alla complessità della materia, alla decisività delle questioni evocate, e alla inadeguatezza evidente dello strumento referendario. «Occorre disfarsi – si legge nel testo – degli schemi riduttivi e delle logiche di contrapposizione binaria (scienza contro etica, laici contro cattolici, permissivismo contro integralismo etc). Sono queste logiche a guidare la scelta referendaria, sia nel metodo (cioè nella scelta dello strumento) che nel merito (nei contenuti dei quesiti referendari). Occorre recuperare una visione più libera, meno ancorata a schemi interpretativi vecchi, del tutto inadeguati a fronte della vastità e crucialità delle sfide che le biotecnologie lanciano all’etica, costringendola a misurarsi con le nuove frontiere della vita».

Le Acli considerano la vita come “nuova frontiera della questione sociale”, poiché essa attraversa e interpella tutte le dimensioni del vivere insieme, l’intera trama delle relazioni che danno forma alla convivenza degli uomini, di oggi e di domani: «La vita come questione, ovvero come complesso di problemi aperti dallo sviluppo scientifico-tecnologico, tende ad assumere sempre di più una rilevanza pubblica, dal momento che è necessario un ethos condiviso, condivisibile e comunicabile rispetto a scelte che investono il futuro dell’umanità, e non di questo o quel modello culturale e politico». Per questo le Acli dicono «no ad una visione privatistica delle questioni bioetiche» e chiedono che la politica si assuma le sue responsabilità, non si sottragga a scelte e pronunciamenti e non faccia prevalere in questo campo l’individualismo radicale, che riconduce tutto ad un individuo irresponsabile, senza legami e senza vincoli.

Pur senza entrare nel merito dei singoli quesiti referendari, il documento invita ad una riflessione critica – «pacata e lontana dalle logiche propagandistiche» – sul rapporto tra desiderio e diritto, sul cortocircuito tra bisogni e diritti che rappresenta un connotato della nostra cultura e dei suoi modelli dominanti, sul senso del limite e su quell’ottica precauzionale che viene adottata giustamente nelle questioni riguardanti ad esempio la modificazione degli organismi naturali, ma non sembra venir presa in considerazione quando si tratta di intervenire sulla vita umana al suo stadio di sviluppo embrionale.

Per tutti questi motivi le Acli sostengono l’opportunità, oltre che la legittimità, della loro scelta di “non andare a votare”: per ridare spazio alla riflessione e parola alla politica, che potrà impegnarsi a perfezionare la legge 40, pur senza stravolgerla; per dire no, al contempo, ad un uso improprio dello strumento referendario, piegato a svolgere surrettiziamente una funzione legislatrice che è invece propria degli organismi parlamentari.

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