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Maria Grazia Fasoli: Vita e non solo

08 Agosto 2005

La vita (umana) è sempre e più ampiamente questione politica. Una sfida nuova per un impegno antico.

La vita (umana) è, sempre più ampiamente, questione politica.
Una sfida nuova per un impegno antico

Sottratta all’immodificabilità degli eventi governati dalla Natura ed esposta al progresso potenzialmente illimitato delle bio-tecnologie, la vita diventa questione. Come tale, ovvero come un intreccio complesso di problemi di carattere etico, giuridico, in senso lato antropologico, fa irruzione sulla scena della polis. Se ne parlerà in questi termini al prossimo incontro nazionale di studi delle Acli ad Orvieto.Gli interrogativi che la vita umana pone nel tempo della sua riproducibilità tecnica sono di tale portata che non possono restare nell’ambito delle coscienze individuali (che pure ne sono profondamente interpellate e investite) o in quello delle dispute accademiche. Come abbiamo sperimentato in occasione del referendum sulla Legge 40, occorre imparare in fretta un nuovo alfabeto, anche solo per orientarsi nella comprensione dei problemi; ma soprattutto per essere guidati nell’esercizio di una scelta responsabile, di una ragione democratica capace di dire la sua nello spazio pubblico del confronto e del dialogo. Si tratta di costruire un’etica condivisa, questo l’obiettivo finale e strategico, teorico e operativo.

Bios e polis ci appaiono dunque in un rapporto sempre più stringente, che modifica le agende politiche, entra di prepotenza nelle appartenenze ideologiche, di cui mostra l’inadeguatezza o l’inerzia, irrompe nella stessa quotidianità. Insomma, quello che attiene alla vita assume il profilo di una questione sociale. Per questo le Acli sentono la sfida inedita come assolutamente propria, appropriata alla loro mission originaria e originale.Bios l’abbiamo chiamata per indicare che è della vita concreta e incarnata che vogliamo occuparci. Lontana tanto dal riduttivismo biologico quanto dagli schemi dell’ideologia che non fanno presa sul vivente.
La vogliamo rintracciare nei punti sensibili della nuova frontiera: nel corpo diviso, conteso si direbbe, tra natura e tecnica; nei desideri e nei bisogni che da “sale della vita” possono diventare spazio di manipolazione e dominio; nel tempo e nei tempi che ritmando la quotidianità tra festa e lavoro, danno senso alle nostre opere e ai nostri giorni, al produrre e al donare.Sono i luoghi del rischio per la vita umana come l’abbiamo conosciuta e come la vogliamo preservare in una «consapevolezza fattasi conservatrice», per usare l’efficace espressione del filosofo Habermas.
Sono anche i luoghi della speranza che un’etica pubblica condivisa possa nascere dal confronto di diverse fonti culturali, dalle risorse che la polis investita dal bios può trovare al suo interno, a partire dalla società civile organizzata, in una comune passione e cura per l’uomo.”Tornare a pensare”, lo slogan che accompagnava la ripresa dei convegni delle Acli a Vallombrosa, è questa volta piuttosto un “cominciare a pensare”.Sentiamo però che questo pensiero inaugurale si colloca sugli avamposti della questione sociale che ora ha il profilo della vita, lì dove le Acli sono sempre state. Una sfida nuova per un impegno antico.
Maria Grazia Fasoli

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