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CENSIS: Il Rapporto Annuale 2005

03 Dicembre 2005

Riteniamo opportuno riportare uno stralcio del Comunicato stampa del Rapporto Annuale Censis 2005 limitatamente al tema: “Lavoro, professionalità, rappresentanza”, di particolare interesse per i lavoratori.

Lavoro, professionalità, rappresentanza
Stralcio dal Comunicato stampa del Rapporto Annuale Censis 2005

· È in atto un rallentamento generale dell’andamento del mercato del lavoro. A fronte dell’aumento di occupati e della riduzione della disoccupazione, nel 2004 si è ridotta la partecipazione delle persone al lavoro, soprattutto sulla base di un effetto di scoraggiamento; inoltre, è continuato a decrescere il lavoro autonomo (-2,7% dal secondo trimestre 2004 allo stesso periodo del 2005) che segnala l’ulteriore ridimensionamento di una fra le valvole di innovazione più importanti.

· Non abbiamo ancora finito di assimilare nelle pieghe del sistema produttivo le opportunità e le fatiche collegate all’introduzione di modalità flessibili di impiego, che dall’esterno sembra arrivare un vento di maggiore impegno sulle tutele e sul sostegno alla continuità e alla stabilità del lavoro. Ci potremmo ritrovare persino impreparati, dopo tanto tempo trascorso ad esorcizzare il lavoro dipendente, a doverlo riesumare come valore e addirittura come obiettivo, poiché il vento spira esattamente in questa direzione. La crescita dell’occupazione è stata trainata, infatti, esclusivamente dal lavoro dipendente, che ha registrato, tra 2004 e 2005 (il dato si riferisce al II trimestre) un incremento del 2,4%.

· Il futuro della flessibilità gioca sul piano dei tempi di lavoro, che possono consentire l’adattamento alle esigenze sociali che cambiano.E’ indicativo, da questo punto di vista, considerare che in Italia, ben il 33,8% degli occupati alle dipendenze lavora abitualmente in orari disagiati, ovvero di sera, di notte, nei week-end oppure a casa oltre l’orario abituale; a questi se ne aggiunge un altro 19,8%, cui capita invece saltuariamente di dover lavorare in orari “pesanti”, per un totale di circa 8 milioni 638 mila lavoratori, vale a dire 53 ogni 100.

· L’orario “atipico” più diffuso è il lavoro di sabato, che interessa ben il 29,5% dei lavoratori italiani, seguito dal lavoro serale (11% degli occupati), dal lavoro domenicale (6,5%) e da quello notturno, che coinvolge complessivamente ben il 5,6% degli occupati dipendenti. Alla disponibilità a lavorare con ritmi diversi e di più (sono infatti circa 992 mila, vale a dire il 4,4% degli occupati, gli italiani che nel 2004, secondo la nuova rilevazione sulle Forze di lavoro, hanno dichiarato di voler lavorare più ore alla settimana), corrisponde una certa rigidità retributiva, legata anche a precise divaricazioni.

· Il luogo di lavoro sta diventando sempre meno un posto felice: ogni giorno, sui luoghi di lavoro si consumano silentemente una varietà di soprusi, alcuni dei quali lesivi della persona.

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