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Acli: presentate le firme antidevolution

18 Febbraio 2006

ACLI, DOPO IL REFERENDUM SI APRA UNA “STAGIONE COSTITUENTE” Bobba: «Non si costruisce il futuro del Paese senza regole condivise»

Presentate in Cassazione le firme “antidevolution”

ACLI, DOPO IL REFERENDUM SI APRA UNA “STAGIONE COSTITUENTE”
Bobba: «Non si costruisce il futuro del Paese senza regole condivise»

Roma, 17 febbraio 2006 – Nel giorno della «grande soddisfazione» per le oltre 800mila firme antidevolution depositate in Cassazione dal Comitato “Salviamo la Costituzione”, le Acli rinnovano il proprio impegno, per i prossimi mesi, nell’azione di informazione e sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo: impedire, con l’auspicata vittoria nel referendum, l’entrata in vigore della riforma costituzionale varata lo scorso novembre dalle forze della Casa delle Libertà.

«Mettere mano alla Costituzione a colpi di maggioranza – commenta il presidente delle Acli Luigi Bobba –, com’è accaduto nella scorsa e anche in questa legislatura, ha significato non comprendere il valore della nostra Carta e il clima e lo stile con cui questa ha preso corpo. Modificare la Costituzione senza coinvolgere non solo i cittadini e i corpi intermedi, ma nemmeno l’opposizione, rischia di sfigurare di fatto – anche al di là del merito dei cambiamenti apportati – l’idea stessa di costituzione e dei suoi valori fondanti. Per questo siamo convinti che sia necessario utilizzare il prossimo referendum per impedire l’entrata in vigore di questa riforma».

Ma le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani invitano anche a guardare oltre l’appuntamento referendario, per evitare di ripetere gli errori del passato. L’appello, rivolto a tutte le forze politiche e sociali del Paese, è a lavorare perché si possa aprire subito dopo il Referendum una «stagione costituente», che abbia come obiettivo principale quello di produrre delle intese ampie coinvolgendo non solo i partiti politici ma anche la società civile. «Inaugurare una nuova stagione costituente – spiega Bobba – significa cercare di recuperare i valori che hanno contraddistinto e segnato la nascita della democrazia italiana, valori che hanno il loro centro nella condivisione delle scelte e nella passione per il bene comune. Non si costruisce il futuro del Paese – ne siamo convinti – senza regole condivise».

Concretamente, si potrebbe optare per l’istituzione di una “Convenzione costituente“, sul modello di quanto avvenuto per il Trattato costituzionale dell’Unione europea. Ma si potrebbe persino percorrere la strada, ambiziosa e suggestiva, di una “Assemblea costituente” legittimata dal voto popolare.

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