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La morte, da nemica, può diventare amica

07 Febbraio 2006

Un articolo di don Andrea Santoro, il missionario ucciso ieri in Turchia, pubblicato lo scorso anno sulla rivista delle Acli “Aesse – Azione sociale”

Roma, 6 febbraio 2006 – «Proprio la morte, da nemica, può diventare amica, perché appannando all’improvviso tutto può portare alla luce cose nascoste e porre domande fino allora ignorate. Il dolore, che uccide e spesso all’inizio pone contro Dio, può aprire sentieri sconosciuti e produrre frutti inimmaginati, può riportare a quel Dio da cui ci eravamo allontanati».

Don Andrea Santoro, il missionario italiano ucciso domenica in Turchia, scrisse queste parole nel gennaio del 2005, all’interno di un lungo articolo pubblicato sulla rivista delle Acli “Aesse – Azione Sociale“, e dedicato alla tragedia dello Tsunami che aveva da poco devastato il Sud-Est asiatico. Una riflessione molto intensa sul senso della vita e della morte, sulla presenza di Dio nella sofferenza dell’uomo e sulle responsabilità dell’uomo stesso di fronte a quel cataclisma.

L’articolo, che riportiamo in allegato, offre una testimonianza della fede di don Andrea, del suo modo di essere uomo e cristiano. Chi, nella redazione di Aesse, lo ha conosciuto e gli ha voluto bene, racconta di «un uomo a tratti duro, ma paterno, che si è lasciato asciugare, levigare dalla preghiera, da una fede a tutto tondo, che gli ha “sconvolto” la vita, in ogni scelta quotidiana». Commentando il silenzio e il nascondimento della sua testimonianza di Trazbon, don Andrea ne parlava come il frutto di una specie di nuova conversione. Da parroco stimato ed apprezzato per il suo “fare”, aveva chiesto solamente di “essere presente”, missionario silenzioso (e silenziato) in una terra che è stata la culla del cristianesimo. Senza azioni di proselitismo, senza fanfare, senza gesti eclatanti. Solo di essere cristiano, tutti i giorni, in mezzo agli uomini e le donne del suo quartiere di Trabzon, non per ideologia ma per consapevole e grato amore di Cristo.

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