V domenica di Quaresima 2022

04 Aprile 2022

Commento a cura di Don Cristiano Bettega, Accompagnatore per la Vita Cristiana delle ACLI Trentine

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.

Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

È uno dei brani più belli del Vangelo: l’incontro tra Gesù, il giusto, e una donna ingiusta, perché evidentemente peccatrice. E a far da contorno gli scribi e i farisei, abituati a mettersi sempre dalla parte dei giusti; al punto che per loro il giudizio nei confronti di questa donna è chiaro e lampante: «Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa». Nessun appello, quindi: la sentenza è pronunciata. E tu, Gesù, «tu che ne dici?». È provocatoria la domanda degli scribi e dei farisei: provocatoria, perché il loro obiettivo è quello di mettere Gesù in difficoltà; provocatoria anche perché quasi obbligano Gesù a prendere posizione, a dire come la pensa, a schierarsi: o contro la donna, giustificando quindi la sua lapidazione, o contro la legge, ammettendo allora che la legge è ingiusta e che questa donna non va lapidata. Una bella gatta da pelare! O una bella occasione per dire la sua. E Gesù preferisce la seconda soluzione.

Mi fa pensare questa provocazione degli scribi e dei farisei. Perché? Ma perché tante volte è più facile sgattaiolare di fronte alla domanda «e tu, che ne dici?». Quando la gente ti chiede come la pensi, quando la vita ti chiede di schierarti, quando ti trovi nella necessità di decidere da che parte stare: a volte la neutralità è decisamente più comoda, no? Non ti crea rogne, non provoca malumori, non ti mette nella situazione di riconoscere che la gente che hai attorno può avere opinioni molto diverse dalle tue.

Eppure, schierarsi è un dovere, anche – o addirittura soprattutto – per i cristiani. Di fronte alle ingiustizie, non solo alle guerre ma anche alle situazioni ingiuste che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, di fronte allo spreco di risorse e di cibo, di fronte all’inquinamento di cui siamo artefici, di fronte ad una evidente perdita di valori, anche nel nostro territorio trentino, di fronte al fatto che nessuno ha più tempo per nessuno, come si fa a non schierarsi? Come si fa a dire «va be’, qualcuno ci penserà»? Le ACLI trentine vengono da un convegno, lo scorso 26 marzo, che di fatto è stato un vero e proprio schierarsi: non “contro” questi o quelli, ma “per” questi e quelli. Schierarsi dalla parte del bene comune, schierarsi dalla parte dell’urgenza di ricostruire comunità, di seminare valori, di lavorare realmente per la pace e non soltanto a chiacchiere, schierarsi dalla parte di chi fa più fatica: tutto questo assomiglia alla risposta che Gesù dà alla domanda di chi gli chiede «tu che ne dici?». Come a dire: «Stai dalla parte del Vangelo, o sei più comodo a lasciarlo perdere? Rispondi!».

E tu, cara lettrice, caro lettore, che ne dici tu? E che cosa ne dico io? Che valore ha il Vangelo nella mia vita? Non nei ricordi d’infanzia, non nelle reminiscenze nascoste della mia memoria, me nei gesti, nelle azioni, nelle scelte di ogni giorno? Nella mia vita, insomma: che cosa ne dico io? Come lo traduco? Che posto gli do?

Gesù è stato chiaro quel giorno a Gerusalemme; ha dichiarato senza mezzi termini che per lui è la misericordia ciò che conta più di ogni altra cosa: «Nemmeno io ti condanno; va’, non peccare più». E io, che posto do, io, alla misericordia?

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