Consumo di suolo: un gruppo di lavoro per difendere ambiente, paesaggio e qualità della vita

04 Maggio 2023

Il primo incontro della serie di “Approfondimenti di primavera” promossi dalle Acli trentine ha portato alla consapevolezza della necessità di una nuova iniziativa per fermare quello che viene definito un “processo altrimenti irreversibile” di degrado del paesaggio e della qualità della vita dei trentini.

I dati forniti da Domenico Sartori, giornalista de l’Adige ed esperto sulle questioni ambientali, fanno effettivamente riflettere considerando i limiti e la fragilità del territorio montano dove le attività agricole ed antropiche possono essere realizzate, a differenza delle pianure, su spazi molto ristretti.

“Dal 2012 al 2020 – ha affermato il giornalista – in Italia si sono sacrificati al cemento dai 14 ai 17 ettari di territorio pregiato al giorno”. Le superfici “artificializzate” assommano in Italia al 7,1%, percentuale che in Trentino si attesta sul 3,4%,mentre in Alto Adige, provincia effettivamente più virtuosa, si ferma al 2,7%. La differenza fra il dato nazionale e quello trentino deve effettivamente tenere conto della diversa morfologia e dei limiti del territorio montano tanto che, è stato osservato nel corso della conferenza, il Trentino rischia di omologarsi ai “non luoghi” delle periferie, con una caduta verticale dell’identità, della qualità del paesaggio e della stessa competitività del sistema turistico.

Da qui la necessità di fermare la follia espansiva che caratterizza ancora oggi il modello di sviluppo trentino che è passato dai 5.582 ettari di superfici occupate da insediamenti del 1960 ai 17.480 ettari del 2021.

Al problema del consumo si suolo ha fatto da contraltare la questione del recupero, della ristrutturazione e rigenerazione dei centri storici, argomento trattato con competenza e passione da Salvatore Ferrari di Italia Nostra. Ferrari ha parlato di “effetto flop” della legge N° 15 del 2015 sul governo del territorio che, “in mancanza di una seria regia pubblica e di incentivi miranti al recupero conservativo degli edifici, ha incentivato di fatto l’abbattimento di una parte rilevante del patrimonio edilizio storico con la successiva realizzazione di interventi di ampliamento con materiali e stili in aperta rottura con la tradizione e il contesto architettonico ed urbanistico preesistenti”.

Edificazione ed interventi speculativi da una parte e consumo di suolo agricolo, sono le due facce della stessa medaglia che è destinata a pesare sulla future generazioni in quanto, ad ogni metro quadro di territorio sacrificato al cemento, corrispondono minori possibilità di garantire la sovranità alimentare e la competitività economica.

Su questi argomenti è intervenuto Matteo Trentinaglia, produttore agricolo e presidente di Acli Terra, il quale si è soffermato sulle ricadute negative del consumo di suolo e degli espropri nei confronti delle aziende impegnate nel settore rurale. “Uno strumento che potrebbe compensare il sacrificio di territorio agricolo potrebbe essere quello della Banca della Terra, altro strumento previsto dalla legge 15/2015 ma mai attuato, che dovrebbe prevedere un inventario dei terreni pubblici e privati incolti che i proprietari potrebbero mettere a disposizione di chi ne faccia richiesta per metterli in produzione” ha affermato Trentinaglia.

I numerosi interventi seguiti alle relazioni hanno portato alla consapevolezza dell’importanza della salvaguardia del suolo sollecitando la proposta di costituzione di un gruppo di lavoro interdisciplinare e trasversale al mondo associazionistico per sollecitare la comunità trentina e le istituzioni ad un ripensamento complessivo dell’attuale modello di sviluppo che sta snaturando l’identità paesaggistica ed indebolendo la stessa cultura dell’autogoverno.