Da settembre 2026 cambiano alcune regole nel calcolo dell’ICEF – redditi e patrimoni 2025, utilizzato per richiedere diverse agevolazioni provinciali. Le modifiche riguardano in particolare l’ICEF Famiglia e introducono alcuni correttivi dopo i primi mesi di applicazione della riforma entrata in vigore lo scorso anno.
L’ICEF Famiglia viene utilizzato per determinare l’accesso e l’entità di una serie di interventi, tra cui le tariffe degli asili nido e delle mense scolastiche, la compartecipazione al prolungamento dell’orario delle scuole dell’infanzia, i buoni di servizio per la conciliazione familiare e l’Assegno unico provinciale, quota B.
Perché è stato modificato il calcolo
La riforma dell’ICEF introdotta nel 2025 aveva modificato i criteri di valutazione della condizione economica delle famiglie. Nei primi mesi di applicazione sono emersi alcuni effetti considerati penalizzanti, in particolare per alcuni nuclei familiari.
Tra le maggiori criticità – segnalate anche dalle ACLI trentine e dalle principali organizzazioni sindacali – c’erano il mancato adeguamento dell’indicatore al costo della vita, il maggiore peso attribuito al patrimonio immobiliare e l’eliminazione di alcune deduzioni dal reddito, comprese quelle previste per le famiglie numerose, per i nuclei con persone con disabilità e quelle finalizzate a sostenere il lavoro femminile.
Il monitoraggio effettuato sulla base dei dati dello scorso anno ha portato quindi all’introduzione di alcuni correttivi, con l’obiettivo di rendere più equilibrata la valutazione della situazione economica familiare.
Novità n. 1: maggior riconoscimento ai redditi da lavoro
Una prima modifica riguarda la deduzione delle spese legate alla produzione del reddito.
Per chi ha un lavoro dipendente il limite massimo della deduzione individuale sale da 5.000 a 6.000 euro, mantenendo l’aliquota al 20%. Viene inoltre modificato il trattamento per chi ha un lavoro autonomo, che viene equiparato al lavoro dipendente: la deduzione massima passa da 2.500 a 6.000 euro e l’aliquota dal 10% al 20%.
La deduzione si stacca, quindi, dal significato di “spesa per la produzione del reddito” ma diventa una sorta di premialità per i nuclei con redditi da lavoro.
Novità n. 2: una valutazione più graduale dei patrimoni
Un secondo intervento riguarda il patrimonio. La riforma del 2025 aveva aumentato le aliquote utilizzate per convertire il patrimonio in reddito ai fini dell’ICEF e il patrimonio immobiliare viene ora calcolato sulla base del valore IMU/IMIS. Questo ha determinato aumenti significativi dell’indicatore anche a fronte di variazioni relativamente contenute del patrimonio.
Con il nuovo calcolo viene introdotta una maggiore gradualità. Il patrimonio finanziario e quello immobiliare vengono considerati separatamente e gli scaglioni utilizzati per trasformare il patrimonio in reddito passano da tre a quattro. Le modalità e i limiti variano in base alla tipologia e alla composizione del patrimonio della famiglia. Vengono inoltre leggermente aumentate alcune franchigie: per il patrimonio immobiliare strumentale si passa da 200.000 a 300.000 euro, mentre per gli altri immobili la franchigia sale da 30.000 a 35.000 euro.
Per fare un esempio, una famiglia con 60.000 euro di patrimonio finanziario netto e 40.000 euro di patrimonio immobiliare netto, quindi con un patrimonio complessivo di 100.000 euro, il valore di patrimonio trasformato in reddito ai fini del calcolo dell’ICEF si riduce. Con i criteri precedenti sarebbe stato considerato un valore di 44.000 euro, mentre con le nuove modalità il valore scende a 34.000 euro.
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Assistenza fiscale