19 Marzo 2026
I rischi connessi ad una struttura sovradimensionata: evitiamo di fare come alcuni paesi del Nord Europa
I conti non tornano
Con una raccolta differenziata dell’82,8% (dato 2023), stabilmente sopra l’80%, il Trentino si colloca tra i territori più virtuosi d’Italia. Nel Comune capoluogo, nel 2024, si è raggiunto l’83,26%, con sole 8.779 tonnellate di rifiuto indifferenziato su 52.454 tonnellate complessive.
Questo risultato non rappresenta un punto di arrivo, ma il presupposto di una scelta di livello superiore: non si tratta più soltanto di decidere “come smaltire”, bensì di definire quale modello strutturale di gestione dei rifiuti consegnare al Trentino per i prossimi trent’anni.
Il territorio provinciale dispone di condizioni particolarmente favorevoli:
• una dimensione territoriale idonea a sperimentazioni controllate;
• una cittadinanza che ha già dimostrato elevata responsabilità ambientale;
• una reputazione consolidata legata al contesto alpino e alla qualità ambientale.
In questo quadro, la scelta più coerente con l’interesse strategico provinciale è quella di avviare una sperimentazione avanzata, modulare e scalabile, capace di adattarsi all’evoluzione dei conferimenti reali di rifiuto.
Coerenza strutturale e dimensionamento impiantistico
La proposta di realizzare un termovalorizzatore da 100.000 tonnellate annue risulta innanzitutto insostenibile dal punto di vista economico e solleva alcune questioni di coerenza rispetto alle quantità effettive di rifiuto residuo prodotte in provincia, che risultano significativamente inferiori. Una infrastruttura di tali dimensioni richiede una verifica approfondita del rapporto tra capacità impiantistica e fabbisogno reale nel medio-lungo periodo.
Un impianto di incenerimento, per essere economicamente sostenibile, richiede continuità di alimentazione. Nel nostro caso questo comporta inevitabilmente due possibili conseguenze:
• l’importazione di rifiuti da fuori provincia;
• la progressiva perdita in quantità e qualità delle raccolte differenziate
Le Acli Trentine, anche sulla base dell’attenta valutazione portata avanti in questi anni dal Circolo di Gardolo, non si pongono nell’ottica di una contrapposizione ideologica, ma esprimono una valutazione di sostenibilità ambientale ed economica sulla base di dati di tipo industriale messi a disposizione dell’amministrazione provinciale. Le grandi infrastrutture, come gli impianti di incenerimento, determinano infatti vincoli di lungo periodo: una volta realizzate, l’intero sistema tende ad adattarsi alla loro necessità di funzionamento.
Un rapporto del Consiglio Nordico dei Ministri del 2024 rileva che, nel complesso, i Paesi del nord Europa dispongono di una capacità di incenerimento, grazie ad impianti in loro dotazione, superiore a quella necessaria per i propri rifiuti domestici e pertanto sono costretti ad importare rifiuti.
Per la Svezia, lo stesso rapporto indica una capacità installata di circa 7,1 milioni di tonnellate per l’incenerimento di rifiuti misti nel 2021, a fronte di un utilizzo pianificato di circa 6,3 milioni di tonnellate; i dati più recenti riportati nel documento parlano di 6,8 milioni di tonnellate inviate agli impianti nel 2022. Parallelamente, il profilo paese EEA 2025 mostra che in Svezia l’incenerimento resta il trattamento prevalente, con il 59% dei rifiuti urbani trattati avviato a incenerimento, e sottolinea la necessità di deviare più rifiuti riusabili e riciclabili lontano dall’incenerimento.
Il Trentino, tuttavia, parte da una condizione differente anche rispetto a molti altri territori italiani dove sono stati realizzati impianti di incenerimento e ha già dimostrato di poter ridurre drasticamente il rifiuto indifferenziato. Proprio per questo è importante valutare con attenzione il dimensionamento e la tipologia dell’impianto, in coerenza con il livello di sviluppo del sistema provinciale dei rifiuti.
Migliorare ulteriormente la filiera del recupero e la raccolta differenziata
Il primo passo per un’alternativa all’incenerimento consiste in primo luogo nell’uniformare la raccolta su tutto il territorio provinciale, migliorandone ulteriormente la qualità e la quantità. In secondo luogo si tratta di incentivare ulteriormente i sistemi di recupero dei materiali e dei manufatti riutilizzabili in modo tale da incoraggiare comportamenti virtuosi orientati all’economia circolare e ridurre ulteriormente il rifiuto residuo.
Quando la raccolta differenziata cresce e si rafforzano le politiche di prevenzione e riuso, si verificano infatti tre effetti principali:
1. diminuisce la quantità complessiva di rifiuto residuo;
2. aumenta la sottrazione di frazioni ancora recuperabili dal secco residuo;
3. si riduce la prevedibilità del flusso in ingresso agli impianti di termovalorizzazione sul medio-lungo periodo.
Fonte: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Municipal_waste_statistics
Questo non significa che il recupero energetico non abbia più una funzione. Significa però che esso tende a ridursi progressivamente a un servizio di chiusura del ciclo per la quota non ulteriormente recuperabile, e sempre meno a una soluzione espansiva, orientata alla produzione di energia. In tale quadro, il rischio principale di un impianto sovradimensionato non è tanto tecnico quanto economico-strategico: se il rifiuto residuo cala più del previsto, l’impianto deve essere alimentato con rifiuti provenienti da altri territori per garantire la continuità nell’alimentazione, l’equilibrio finanziario e la continuità gestionale.
Tale previsione risulta ancora più evidente se consideriamo che un ulteriore riduzione della frazione residua è possibile attraverso il Trattamento Meccanico Biologico dei Rifiuti Residui (TMB) valutabile nella percentuale del 4,5-5% (dati APPA/PAT). Un trattamento che separa materiali riciclabili e produce combustibile (CSS) (Combustibile Solido Secondario) da avviare a cementifici, inceneritori, centrali termoelettriche e acciaierie. Dopo che il rifiuto residuo è passato a questo tipo di trattamento ed aver massimizzato il recupero di materia ha senso affrontare la fase energetica. In un sistema che punta alla
riduzione progressiva del rifiuto, il trattamento finale deve essere l’ultimo anello di una catena che ha già recuperato tutto ciò che è tecnicamente ed economicamente recuperabile.
La fase energetica e la scelta tecnologica
La frazione secca che rimane dopo l’incentivazione della raccolta differenziata, le buone pratiche legate al riuso e il Trattamento Meccanico Biologico, rappresenta una quantità contenuta che va gestita con razionalità. È su questo volume reale — ridotto e coerente con gli obiettivi di ulteriore miglioramento — che deve essere calibrata la soluzione finale.
In questo quadro si inserisce lo “Studio preliminare dei processi di conversione energetica dei rifiuti indifferenziati” inserito in addendum al quinto aggiornamento del Piano provinciale di gestione dei rifiuti dell’Università di Trento e della Fondazione Bruno Kessler che ipotizza vari scenari con tipologie diverse rispetto all’inceneritore che vanno dal Trattamento Biologico Meccanico, al Gassificatore e allo smaltimento fuori provincia. Le Acli ritengono che lo studio elaborato da Università di Trento e Fondazione Bruno Kessler, in quanto soggetti tecnici qualificati, rappresenti un utile contributo di analisi sugli scenari possibili di gestione della frazione residua. Le diverse opzioni tecnologiche ipotizzate nello studio meritano pertanto di essere approfondite nelle sedi tecniche competenti.
Conclusioni
Le Acli trentine, in coerenza con le valutazioni espresse in campo agricolo da Acli Terra, ritengono utile procedere nel processo di miglioramento quanti-qualitativo delle raccolte differenziate così come nell’ulteriore perfezionamento degli strumenti connessi al riuso e riutilizzo dei rifiuti. Unitamente a questo va fatto un serio bilancio economico della struttura proposta dalla Provincia autonoma e, nello stesso tempo, vanno verificate le altre soluzioni alternative ad iniziare dalla gassificazione così come indicato dal citato studio portato a termine da Università di Trento e FBK.
Non va infine dimenticato che l’Autonomia speciale e l’esperienza accumulata in questi anni sul fronte delle differenziate rappresentano una grande opportunità per il Trentino di diventare un laboratorio e un esempio virtuoso di economia circolare.
La Presidenza delle Acli Trentine
Categoria
Mondo ACLI