Egato, per il governo unico dei rifiuti urbani

02 Aprile 2026

Negli ultimi trent’anni l’assetto organizzativo della gestione dei rifiuti urbani ha subito notevoli trasformazioni, anche per volere dell’Unione europea. Fino al 1997, ogni Comune gestiva i suoi rifiuti a modo suo, situazione decisamente non ottimale se consideriamo che i Comuni in Italia sono 7.896, con dimensione media di 7.500 abitanti (greenreport.it/news/green-economy/59953).

Il primo tentativo di superamento della frammentazione gestionale è stato attuato con il decreto Ronchi del 1997 che, nel fissare principi di riduzione, riuso, riciclo e recupero dei rifiuti, ha previsto una gestione dei medesimi su scala di “ambito territoriale ottimale” (Ato). Ma è con il Decreto Legislativo n. 152 del 2006 (Tua-Testo unico ambientale) che è stata imposta una dimensione minima degli ambiti coincidente con quella di una Provincia o di una Città metropolitana (con deroga, qualora la Regione fosse ricorsa a modelli alternativi), una gestione unitaria dei medesimi tramite l’Ente di governo dell’ambito territoriale ottimale (Egato), una partecipazione obbligatoria dei Comuni all’Egato e la facoltà di quest’ultimo di pianificare e scegliere l’impianto di smaltimento dei rifiuti indifferenziati. Ora, il Tua è una legge che fissa principi fondamentali ed indirizzi validi per tutte le Regioni ordinarie e speciali, nel nostro caso la Provincia di Trento. In osservanza dei predetti principi, la Provincia ha legiferato nel 2012 con la legge provinciale n. 17, che ha introdotto l’articolo 13bis “Disposizioni in materia di servizi pubblici a rete di interesse economico” nella legge n. 3 del 2006.

L’articolo prevede che l’ambito ottimale coincida con l’intero territorio provinciale, che la gestione sia esercitata dalla Provincia, dai Comuni e dalle Comunità di valle in forma unitaria (consortile), attraverso l’Egato, da istituirsi mediante stipula di una convenzione fra i predetti enti, che la convenzione individui i criteri per l’organizzazione e l’affidamento del servizio di gestione dei rifiuti, anche mediante individuazione di sub-ambiti, a fronte di ragioni di efficacia ed efficienza del sistema. Il processo di adesione (obbligatoria) all’Egato è stato molto controverso (fra i numerosi articoli comparsi sui quotidiani citiamo: “Egato, sulla gestione dei rifiuti è braccio di ferro Provincia-Comuni: “Un salto nel vuoto, difendiamo il nostro modello virtuoso: se la Pat vuole andare avanti così, ci commissari”” – ildolomiti.it del 19 aprile 2025), sebbene la riforma sia considerata importante e strategica per rendere più efficiente ed efficace il sistema e per uniformare le tariffe all’utenza: iniziato nel dicembre 2024 (firma della convenzione tra la Provincia e il Consiglio delle autonomie locali), si è concluso solo nel settembre 2025 con la ratifica dei Comuni e delle Comunità di valle (Autorità di Regolazione Energia Reti e Ambiente – ARERA – Relazione 10/2026/I/RIF – 27/01/2026, pag. 42). Il salto da una gestione dei rifiuti comunale ad una centralizzata su un unico ente, ma anche le carenze della norma provinciale, non potevano che generare malumori e criticità. Infatti, la Provincia è dovuta intervenire più volte sul citato articolo 13bis  della l.p 3/2006; da ultimo, con la l.p. n. 2 del maggio 2025, è stata ampliata fino a venti membri la composizione dell’assemblea dell’Egato, per renderla più rappresentativa, e si è consentito all’Egato di individuare compiti ed attività che restano in capo a Comuni, Comunità e Provincia, ciò è probabile per porre rimedio alle critiche. Ora, si ritiene che l’ente sia pienamente costituito, manca la scelta del presidente, passo fondamentale per procedere con le decisioni strategiche sulla gestione dei rifiuti (e ovviamente sulla questione inceneritore).

Mauro Demozzi

 

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Mondo ACLI