Al primo posto la dignità umana, il bene comune e la qualità del lavoro
In Primiero il Giubileo dei lavoratori con il Vescovo Lauro Tisi
Il Primo Maggio ci invita ogni anno a riflettere sul valore del lavoro, sulla sua dignità, sulle sfide che ancora restano aperte. È un giorno in cui ricordiamo le conquiste del passato, ma anche uno spazio per guardare avanti e porci domande nuove. Negli ultimi mesi ci siamo messi in ascolto. Abbiamo letto, osservato e raccolto voci provenienti da diversi ambienti del mondo del lavoro trentino. Ci siamo confrontati con alcune realtà del territorio e abbiamo seguito con attenzione le posizioni espresse da chi rappresenta i lavoratori, le imprese e i settori produttivi. Abbiamo cercato di cogliere le tendenze in atto, i problemi più ricorrenti, i segnali che mostrano in quale direzione si sta muovendo il mercato del lavoro.
Quella che emerge è una situazione complessa, dove convivono tante contraddizioni. Le imprese, di ogni settore, faticano a trovare personale. Mancano figure con le giuste competenze, ma spesso mancano anche le condizioni per rendere certe occupazioni davvero attrattive. Allo stesso tempo, molti giovani e non solo si trovano davanti a lavori poco stabili, con prospettive limitate. C’è una distanza crescente tra domanda e offerta di lavoro, e questa distanza rischia di diventare una frattura.
Per questo la prima richiesta delle Acli ai responsabili dell’economia è quella di aumentare l’attenzione rispetto ai bisogni giovanili ad iniziare dalla casa e dai trasporti e di aumentare le retribuzioni. Se infatti un giovane su tre in Italia viene attratto dall’emigrazione e dalla ricerca di nuove opportunità all’estero è anche perché qui non trova quell’inquadramento retributivo e professionale che viene invece garantito negli altri paesi d’Europa.
Da questo confronto è emerso un tema che per noi delle ACLI è diventato centrale: la qualità del lavoro. Non solo quantità di posti disponibili, ma condizioni che rendano il lavoro desiderabile, sostenibile, giusto. Non è solo un problema economico, ma sociale e culturale. Se il lavoro non offre sicurezza, crescita, equilibrio, è normale che le persone esitino a entrarci o a restarci.
Per questo crediamo sia necessario guardare al lavoro con uno sguardo più lungo. Non basta rincorrere le emergenze o pensare in termini stagionali. Serve costruire, insieme, un’idea di lavoro che metta al centro la persona, la sua dignità, la possibilità di contribuire al bene comune.
Con la campagna PACE, LAVORO, DIGNITA’ le Acli intendono rilanciare in tutto il paese l’attenzione nei confronti di un’economia che sia occasione di reale sviluppo umano. Per questo è importante collegare i temi della pace con quelli di un modello di sviluppo che contempli una finanza realmente orientata al rispetto dei diritti di tutta l’umanità e degli altri esseri viventi. Non una finanza per un’economia di guerra, ma un’economia reale che prefiguri la pace come orizzonte praticabile per lo sviluppo di relazioni nonviolente, orientate allo sviluppo durevole e a un’economia sostenibile sia sotto il profilo sociale che ambientale.
Le soluzioni non sono semplici, ma alcune strade si intravedono: rafforzare i percorsi formativi anche attraverso il ruolo attivo di Enaip, valorizzare le imprese che investono nella qualità, facilitare il dialogo tra scuola, territori e sistema produttivo, sostenere politiche che rendano il lavoro compatibile con la vita.
Come ACLI vogliamo portare il nostro contributo su questi temi. Non abbiamo risposte pronte, ma vogliamo continuare a tenere aperto il confronto. Perché il lavoro è molto più di un contratto: è futuro, è partecipazione, è coesione sociale.
Nel frattempo, si avvicina anche un appuntamento importante per il nostro Paese: il voto referendario di giugno 2025 sui temi del lavoro. Le ACLI hanno scelto di non indicare una posizione sul voto, ma di promuovere un confronto aperto e diffuso sui contenuti dei quesiti. Ci muoveremo in questa direzione, perché crediamo che sia fondamentale favorire una partecipazione informata.
Il lavoro è troppo importante per essere lasciato ai margini del dibattito pubblico. Questa occasione può servire, al di là del risultato, a riportare il lavoro al centro delle agende politiche e istituzionali. Il referendum, da solo, non può offrire risposte complete, ma può aprire uno spazio di riflessione e spingere verso interventi più profondi e strutturati. Come ACLI ci attiveremo per garantire alle persone strumenti di lettura e momenti di confronto, per aiutare ciascuno a orientarsi in modo consapevole.
Il Consiglio provinciale delle ACLI Trentine
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Mondo ACLI