Dal 19 gennaio al 2 febbraio sono aperti i termini per l’iscrizione alle scuole d’infanzia per l’anno scolastico 2026/2027. Contestualmente all’iscrizione, le famiglie interessate devono fare richiesta per il servizio di prolungamento dell’orario e versare, entro il 30 marzo, la relativa tariffa che può essere ridotta in base all’ICEF.
L’ICEF “Famiglia”
L’Indicatore utilizzato per stabilire le eventuali tariffe agevolate è l’ICEF “Famiglia”, calcolato sulla base di redditi e patrimoni 2024.
Pertanto, le famiglie dovranno rivolgersi al CAF ACLI per calcolare gratuitamente l’ICEF solo se non hanno già presentato l’ICEF “Famiglia” a partire da settembre 2025.
Gli importi
La tariffa annuale a carico delle famiglie per l’utilizzo del servizio di orario prolungato, modulata su 11 mesi di apertura della scuola, va:
- da un minimo di 82,50 euro a un massimo di 220 euro per un’ora giornaliera,
- da 165 euro a 440 euro per due ore giornaliere,
- da 275 euro a 726 per tre ore giornaliere,
a seconda della propria condizione economica familiare (ICEF) risultante dall’ICEF “Famiglia” (redditi/patrimonio 2024).
Qualora non sia stato calcolato l’indicatore ICEF famiglia, la famiglia sarà tenuta al pagamento della tariffa intera annua in relazione al numero di ore giornaliere richieste.
La domanda
L’importo della tariffa sarà calcolato direttamente in fase di presentazione della domanda di iscrizione online e dovrà essere versato tramite PagoPA o bonifico – a seconda della tipologia di scuola – entro il 30 marzo 2026.
Per le eventuali richieste di prolungamento dell’orario presentate nel corso dell’anno scolastico la tariffa annuale a carico delle famiglie è corrisposta, in regime agevolato o intero, in relazione al numero di ore richieste e per i mesi di attività della scuola, a partire dal mese di presentazione della domanda e fino alla conclusione dell’anno scolastico.
CAF ACLI è a disposizione per il calcolo gratuito dell’ICEF (appuntamenti al 0461 277277 – online su mycaf.it – via chat su questo sito).
Categoria
Welfare e sostegno al reddito