Credere nella montagna, credere nell’Autonomia

Dall’Editoriale pubblicato sul periodico Acli Trentine

Prosegue il nostro viaggio nel “Trentino che vorremmo” e lo facciamo proponendo una riflessione sul valore della montagna. Le nostre cime alpine, con le Dolomiti, i grandi massicci granitici occidentali così come la vastità ancora selvaggia del Lagorai, modellano un territorio decisamente interessante e meraviglioso ma altrettanto complesso e bisognoso di attenzione. Proprio per questo il nostro capoluogo, Trento, è conosciuta come la “città delle Alpi” per eccellenza, cerniera geografica e culturale fra Europa e Mediterraneo, individuata non a caso come sede ideale per il grande Concilio da dove si originò la Controriforma cattolica.

La montagna alpina che vogliamo non è semplicemente una destinazione turistica, né solo ed unicamente una grande riserva naturale. La montagna è una dimensione esistenziale, culturale ed anche politica. I grandi dissodamenti e le bonifiche avviate in epoca medievale, hanno inaugurato la colonizzazione delle nostre terre e con essa una lunga esperienza di autogoverno che ha portato a forme originali di autogestione e modelli di governance. Regole e Statuti hanno poi consentito la messa in pratica di strategie di gestione razionale e responsabile delle risorse e di equa ripartizione dei beni ricavati dalla natura e dal lavoro. In quelle esperienze ritroviamo la matrice e i tratti originari delle pratiche di gestione mutualistica e cooperativa della società e della sua economia che secoli dopo portarono all’edificazione dei due Statuti dell’Autonomia trentina e sudtirolese. La capacità di autogovernarci e la nostra potestà autonomistica sono indissolubilmente legate alla buona gestione della montagna e, viceversa, la nostra Autonomia si alimenta (o dovrebbe alimentarsi) continuamente di questa cultura.

Ma cosa significa considerare la montagna alla stregua di un valore culturale? Significa riconoscere la consapevolezza che le comunità umane sono state in grado di maturare e mettere in campo di fronte alle difficoltà imposte dall’ambiente montano. Consapevolezza del “limite” quale stimolo alla virtuosità che nella storia ha favorito l’elaborazione di strategie di sviluppo collettivo e cooperativo, presupposti anche della nascita di forme diffuse di partecipazione.

Ecco allora che il rilancio dell’Autonomia non può che passare attraverso il riconoscimento della nostra identità di montanari, di cooperatori, di popolo solidale, accogliente, coeso ed altruista. Significa pensare all’autogoverno provinciale non solo come ad una partita di bilancio o ad un codicillo salvifico all’interno di una finanziaria, ma significa tornare alla consapevolezza della necessità di un progetto, a lungo termine, che sappia conciliare gli aspetti sociali con quelli economici, in un’ottica di sostenibilità, democrazia, responsabilità e partecipazione.