Maternità e paternità: un equilibrio indispensabile per la parità

13 Maggio 2026

In Italia, la nascita di figlie e figli ha conseguenze molto diverse per uomini e donne sul piano lavorativo. I dati più recenti dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro mostrano una situazione ancora sbilanciata, nella quale il peso della cura familiare ricade soprattutto sulle madri.

Secondo la Relazione annuale sulle convalide delle dimissioni e risoluzioni consensuali delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri dall’INL (anni 2023 e 2024), oltre 60.000 genitori hanno lasciato il lavoro. Circa il 70% delle dimissioni riguarda lavoratrici donne.

Perché le madri lasciano il lavoro

Dietro questi numeri non sempre c’è una scelta personale e davvero libera. Le motivazioni indicate più spesso dalle madri riguardano la difficoltà di conciliare occupazione e responsabilità familiari. A incidere sono soprattutto la carenza di servizi per l’infanzia, l’organizzazione e le condizioni di lavoro, l’assenza di parenti di supporto.

Molte donne si trovano davanti a una decisione obbligata. Continuare a lavorare diventa complicato quando la gestione dei figli resta quasi interamente a carico della madre.

Questo fenomeno viene definito “Motherhood penalty”, cioè la penalizzazione che può colpire le donne dopo la maternità, che si concretizza con un rallentamento della crescita professionale, con minori opportunità di carriera o con il passaggio a forme di part-time non realmente scelte.

Ma esiste il congedo di paternità

Il tema riguarda anche il ruolo dei padri. In Italia il congedo di paternità, nel 2026, resta fermo a 10 giorni lavorativi, con la possibilità di godere di un giorno ulteriore, condizionato alla scelta della madre lavoratrice di non fruire di un giorno di congedo maternità. Una durata molto distante rispetto ai 5 mesi previsti per il congedo di maternità obbligatorio, che continua a riflettere una distribuzione ancora sbilanciata delle responsabilità di cura.

Negli ultimi mesi il dibattito si è riacceso anche sul piano politico. Le proposte di estensione del congedo di paternità e di una maggiore equiparazione rispetto alla maternità non hanno trovato attuazione nelle ultime manovre. La normativa ha quindi mantenuto invariato il numero dei giorni obbligatori riconosciuti ai padri lavoratori.

Accanto ai congedi di paternità e di maternità esistono i congedi parentali, che negli ultimi anni sono stati oggetto di alcuni interventi pensati per favorire una maggiore condivisione tra i genitori. Le recenti Leggi di Bilancio hanno previsto tre mesi retribuiti all’80% della retribuzione, rispetto al precedente 30%, con possibilità di utilizzo da parte di entrambi i genitori. Per lavoratrici e lavoratori dipendenti è stata anche estesa fino ai 14 anni del figlio l’età entro cui il congedo può essere fruito.

Ma anche l’utilizzo effettivo dei congedi continua a evidenziare alcune criticità. I dati riportati nel report di Save The Children e INPS, riferiti al 2024, mostrano che oltre il 35% dei padri non usufruisce nemmeno dei giorni previsti dalla legge.

Il Contributo per il coinvolgimento dei papà nell’attività di cura in provincia di Trento

Per favorire un maggior utilizzo del congedo parentale da parte del padre in alternativa alla madre lavoratrice, la Provincia autonoma di Trento ha previsto un contributo economico ai lavoratori, anche autonomi, che lo richiedono.

Il sostegno è pari a 400 euro lordi ogni 14 giorni continuativi di congedo parentale fruito e spetta nel caso in cui il trattamento economico del periodo di congedo non sia superiore al 30% della retribuzione.

Si tratta di strumenti che possono favorire una maggiore condivisione delle responsabilità familiari. La loro efficacia dipenderà però anche dal contesto lavorativo e dalla capacità delle aziende di accogliere questi cambiamenti senza penalizzare chi utilizza i congedi.


Pari opportunità è la rubrica informativa di CAF ACLI sugli strumenti, i diritti e la cultura del cambiamento in tema di parità di genere e inclusività.

Categoria

Welfare e sostegno al reddito