80° del Patronato Acli

18 Novembre 2025

Il Patronato Acli nasceva ottant’anni fa a Roma come esempio di auto organizzazione dei protagonisti di quella che era un’Italia che cercava la via della ricostruzione, della pace e della democrazia, dal lavoro e dei diritti di cittadinanza dopo la tragedia della guerra e del fascismo. In particolare il Patronato è stato lo strumento delle Acli per affermare il diritto al lavoro e alla cittadinanza. Non un servizio delle Acli, ma un modo delle Acli di essere al servizio della società, delle lavoratrici e dei lavoratori e soprattutto delle categorie più fragili.

Siamo stati uno degli strumenti più significativi della realizzazione pratica dei principi costituzionali ad iniziare dall’articolo 38 della Carta fondamentale della Repubblica. All’articolo 38 i padri e le madri costituenti hanno infatti elencato una serie di diritti economici che sconfinano nell’ambito sociale, che devono essere assicurati da organi e istituti predisposti o integrati dallo Stato e che si occupano di assistenza sociale ai lavoratori privi di mezzi o impossibilitati al lavoro, garanzie in caso di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia o disoccupazione involontaria e tutela dei diritti delle persone con disabilità nell’ambito della formazione e dell’avviamento professionale.

Dobbiamo a riguardo fare in modo che vi sia una maggiore percezione e consapevolezza del nostro ruolo di promozione sociale e di servizio sia nei confronti dell’opinione pubblica, delle istituzioni e della nostra utenza, spesso ignara dei propri diritti.

Il Patronato Acli contribuisce pertanto anche alla realizzazione degli articoli fondamentali della carta costituzionale a partire dagli articoli 2, 3 e 4 laddove si afferma che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” A questo si aggiunge un passaggio che deve spingerci verso una rinnovata postura politica quando si afferma che: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il nostro compito è quindi anche quello di difendere il cittadino quando si sente solo di fronte allo Stato o alle istituzioni provinciali e regionali, oppresso dalla burocrazia e ignaro dei propri diritti. Davanti a noi abbiamo dunque ancora un grande compito.

Quello di aprirci alla società che viene, ad un mondo del lavoro che è cambiato radicalmente così come sono cambiate le condizioni in cui sviluppiamo il nostro benessere e la nostra economia. I cambiamenti climatici, i rischi ogni giorno più concreti di instabilità economica e finanziaria e quindi di un conflitto globale, così come l’aumento della violenza, delle ingiustizie, delle diseguaglianze e delle povertà, ci spingono ad una maggiore attenzione e vigilanza per rinnovare il nostro ruolo di promotori attivi di una società inclusiva, democratica ed egualitaria.

Per quanto riguarda il nostro lavoro è necessario in particolare affermare due obiettivi fondamentali:

  • quello dell’equità, contro le pensioni contributive che non consentono di garantire un’esistenza dignitosa ai giovani, non esistendo un importo minimo garantito che consenta quantomeno di sopravvivere
  • e quello della stabilità, perché i lavoratori e le lavoratrici non possono sottostare ad un sistema previdenziale che cambia continuamente e che non garantisce un orizzonte certo e chi entra nel mondo del lavoro, senza sapere quando potrà uscirne.

È evidente quindi che quando parliamo oggi di pensioni parliamo dei giovani e del loro futuro ed è quindi necessario che le Acli perseguano un grande progetto inclusivo dei giovani nel mondo del lavoro e nel diritto ad una previdenza giusta, non discriminatoria ed inclusiva. Le Acli su questo punto hanno parlato chiaro proponendo una riforma del sistema previdenziale, portata avanti assieme al Consiglio Nazionale dei giovani, per affermare il diritto dei giovani a livelli di garanzia e stabilità non inferiori a quelli dei loro nonni e ai loro genitori. È chiaro che tutto questo deve affermare la centralità del lavoro sia nella formazione della persona, sia per quanto riguarda l’accesso ai diritti di cittadinanza. Ben vengano dunque le proposte di formazione sul diritto al lavoro e ai diritti alla pensione da portare avanti sia a livello scolastico che di formazione continua per gli adulti.

Ecco allora che le Acli, assieme al loro Patronato, possono tornare al centro del mondo del lavoro e delle questioni che determinano l’inclusione e l’emancipazione sociale anche facendo tesoro della formazione al cittadino e ai giovani in particolare rispetto ai diritti, alla giusta pensione e alla partecipazione.

Ricordiamoci sempre che il nostro è anche e soprattutto un ruolo educativo per formare cittadini responsabili ed attenti, non solo ai diritti, ma anche al bene comune. Serve a riguardo un patto fra generazioni e serve una nuova consapevolezza di cosa intendiamo per sviluppo e qui vorrei ricordare papa Francesco quando parlava di dittatura dell’economia e più in generale quando proponeva una critica a questo capitalismo per la sua tendenza a generare l’idolatria del profitto, oltre a contraddizioni economiche e sociali, povertà, discriminazione ed esclusione.

Dobbiamo in altre parole accompagnare il nostro lavoro agli sportelli con una battaglia permanente per il diritto al lavoro come elemento della realizzazione umana, ma anche come elemento per il riconoscimento dei diritti ad iniziare da salari e pensioni più giuste, eque e adeguate al costo della vita.

Comprendiamo che ci carichiamo con questo di un compito che oggi non viene rappresentato ed interpretato dalla maggioranza delle forze politiche in quanto il modello neoliberista, che per sua natura concepisce esclusivamente la competitività e non la solidarietà, l’individualismo e non l’altruismo, l’affermazione di sé, ma non l’emancipazione delle moltitudini lavoratrici, si è affermato come il modello dominante e la forma di pensiero unico imperante.

Ma siamo altrettanto consapevoli di una storia, di un’esperienza che ci indica una possibilità: quello di auto organizzarci, di produrre dal basso forme inclusive e democratiche di presidio sociale e di partecipazione.

La nostra storia è la nostra forza. Una forza da includere nel patto fra generazioni che abbiamo davanti. Dobbiamo allora ripartire da noi stessi, da un patto rinnovato fra dirigenti, personale, collaboratori e volontari per affermare anche nei prossimi ottant’anni i valori evangelici e costituzionali della giustizia sociale contro ogni forma di oppressione.

Un grande compito da condividere ad iniziare da questa giornata che ci auguriamo essere anche una giornata di festa e di amicizia. L’auspicio che sento dal più profondo del cuore è quello di condividere un progetto comune di promozione umana che possiamo costruire o meglio ricostruire insieme.

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L'angolo del presidente