L’ennesima estate “più calda di sempre” intervallata da frane e smottamenti dovuti alle bombe d’acqua e alle tempeste di grandine sollecita tutti noi, non solo la politica, ad un profondo ripensamento rispetto ai nostri comportamenti. Abbiamo bisogno di ritrovare una bussola per fare pace con la natura e cercare di fermare i fenomeni estremi tramite i quali il pianeta stesso ci comunica il proprio disappunto rispetto ad un utilizzo fuori misura delle risorse naturali e delle fonti energetiche non rinnovabili.
Il vero cambiamento inizia dallo spirito
Di fronte alla forza, spesso brutale, di questi eventi corre l’obbligo di ritrovare le ragioni di un’esistenza che non può limitarsi alla semplice gestione dell’esistente. Non siamo nati e non siamo in questa vita semplicemente per vivere in un eterno presente privo di significati. Paradossalmente, questa crisi, che è prima di tutto spirituale, apre delle possibilità inedite per riscoprire il valore dell’anima e delle virtù.
Lo spirito è quella forza che ci collega a ciò che consideriamo l’infinito, il tutto che tutto governa e che va oltre la semplice materia. Per i credenti tutto questo assume il valore del legame con Dio e più in generale significa avere cognizione e certezza che l’esistenza non è semplicemente riconducibile al calcolo e alla tecnica. Il collegamento con il tutto ci comunica che non abbiamo solo un corpo, ma anche un’anima. Non siamo solo animali atti ad accumulare ricchezze e profitti, siamo anche persone che anelano ad un mondo migliore, ad un’economia in equilibrio con la società e l’ambiente. Ad un mondo dove al centro ci sia il futuro di chi verrà dopo. Partendo da queste considerazioni, appare chiaro che la speranza, anche sul piano politico, non può che risiedere in una rivoluzione spirituale che ci faccia riscoprire il valore di tutto ciò che è immateriale: la gratuità, la sostenibilità, la forza dell’utopia e dell’uscita dalla spirale della violenza e della guerra.
La virtù popolare
La forza dello spirito dà concretezza alla speranza perché considera valore, non il possesso, ma l’amore per il prossimo e per tutto ciò che oggi, a torto, viene considerato inutile: la solidarietà, la fraternità, la costruzione di opere per il bene comune. Lo spirito funge inoltre da energia vitale della speranza, dell’azione altruistica ed è per questo considerato un alimento fondamentale delle virtù. Secondo gli stoici, esistere secondo virtù significava vivere portando avanti la ragione in armonia con la natura. Oggi possiamo riscoprire, anche in chiave cristiana, questi valori che risiedono nella saggezza, nel coraggio delle proprie idee, nella ricerca della giustizia e nell’armonia interiore. È a partire da queste virtù, interpretate in chiave popolare e in favore dei meno fortunati, che è possibile rifondare un’etica pubblica incentrata sull’interesse generale e sulla visione del futuro. Ed è per questo che essere popolari oggi significa una cosa ben diversa dall’essere populisti.
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L'angolo del presidente