Il nostro domani

30 Aprile 2026

Diceva Gandhi che la sua vita era stata un lungo ritorno a casa. E questo è forse anche il destino delle organizzazioni sociali, cooperative e di mutuo aiuto che non a caso sono impegnate nel ritrovare i valori delle origini per proiettarli in un avvenire che sembra peraltro già dietro l’angolo. Si avverte infatti la necessità di rispondere con tempestività ed efficacia alle impellenti richieste di una società che sta toccando con mano problemi che si pensavano espunti dalla storia come l’emigrazione dei giovani, l’aumento delle povertà, il lavoro sottopagato e la perdita dei diritti ad iniziare dalla salute e dalla casa. Di fronte alla crisi conclamata del nostro modello produttivo e alle guerre che stanno devastando il pianeta si palesa in maniera nitida l’insufficienza della politica così come dell’economia. Mentre il mercato mostra tutte le sue crepe fino a portarci ad un’insensata corsa agli armamenti, lo Stato arranca in quanto il bilancio pubblico viene eroso da un debito sempre più grande, dall’evasione crescente, da spese fuori controllo e da investimenti che non pongono più al centro l’interesse pubblico e lo sviluppo umano. Le singole persone e le comunità locali si ritrovano pertanto smarrite e impaurite rispetto ad un futuro che rimane incerto. Una paura comprensibile perché fra la gente aumenta il senso di impotenza di fronte ad una realtà che si presenta come una sorta di tradimento rispetto alla promessa di uno sviluppo che, dopo la caduta del muro di Berlino, doveva essere lineare e florido per tutti.

Molte delle domande che non vengono soddisfatte dallo Stato e dal mercato si riversano pertanto sul sociale e sulle organizzazioni del Terzo settore nella speranza di trovare una risposta rispetto a bisogni che riguardano la fiscalità e la famiglia, la sanità e la casa, il lavoro e la previdenza, così come la tutela e la rappresentanza dei diritti dei cittadini. In questa situazione aumenta anche il ruolo e l’importanza di settori quali la cooperazione, i servizi alla persona, alla famiglia e ai lavoratori garantiti dall’associazionismo sociale, dal mutualismo così come dalla sanità e previdenza complementari. Compito delle Acli sarà pertanto quello di adeguare la propria struttura organizzativa alle nuove competenze di un terzo settore che sta evolvendo verso attività tipiche della cosiddetta “economia sociale” che includono ruoli e funzioni mutualistiche, cooperative, sindacali, economiche e di tutela dei cittadini e delle comunità.

Non più dunque un Terzo settore come stampella dello Stato e del mercato, ma un pilastro paritario fra istituzioni e imprese con compiti di rappresentanza e di elaborazione di indirizzo politico. Un orizzonte che ci invita a ripensare le nostre strategie e ad ampliare i nostri ideali per rinnovare il grande compito di promozione umana e di giustizia sociale inaugurato dalle Acli ottant’anni fa.

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L'angolo del presidente