La crescita delle destre estreme  

23 Settembre 2026

Il consenso crescente ad Alternative für Deutschland e a Vannacci segna un ulteriore salto di qualità nell’evoluzione delle forze che si riferiscono alla nuova destra europea. Sebbene fra i due programmi politici permangano delle differenze sostanziali in ambedue possiamo individuare la richiesta di un rassicurante ritorno al passato, alla tradizione, al “nativismo” che conferisce il diritto di cittadinanza sulla base della discendenza etnica, così come al cristianesimo più reazionario e conservatore. Il tutto condito con il ricorso al carbone e al nucleare sul piano industriale e, nel caso dell’AfD, con il ritorno del marco sul piano monetario. Sintetizzando si potrebbe dire che la paura del futuro si è fatta progetto politico. Quello che però deve interrogarci non sono tanto le azioni attraverso le quali questi movimenti intendono demolire il vecchio, quanto le loro proposte per costruire il nuovo. 
I loro programmi sostengono infatti anche traiettorie di sviluppo sociale che racchiudono una visione e una prospettiva che pare abbia raggiunto i cuori e le menti di una parte tutt’altro che minoritaria dell’elettorato democratico e progressista.
Questi fenomeni vanno pertanto compresi come l’effetto degli errori politici che li precedono.  

LA CRISI ECONOMICA E LA CADUTA  DELLE VECCHIE CLASSI DIRIGENTI 

In Germania, ma l’Italia la sta seguendo a ruota, sono anni che l’inflazione cresce assieme alle povertà e alla disoccupazione. 
L’industria dell’auto, soprattutto per responsabilità della classe imprenditoriale, sta chiudendo i battenti così come le maggiori manifatture e la società vive nella paura dell’invasione straniera perché si sente sempre più abbandonata e tradita dalla politica. 
Una delle cause del malessere sociale va sicuramente ricercata nel progressivo aumento del costo del gas e delle altre materie prime dopo la chiusura dei rapporti con la Russia e il sabotaggio del Nord Stream 2 ad opera delle forze ucraine.  

Sia l’AfD sia Vannacci hanno parlato chiaro: la guerra è il prodotto degli errori delle classi dirigenti europee che, dall’Ucraina al Medio Oriente, non hanno saputo mettere in campo un’adeguata strategia diplomatica ed hanno investito solo ed unicamente sullo scontro militare. 
Se pertanto non ci sarà la ripresa di una seria iniziativa politica e di mediazione da parte dell’Unione europea per fermare le guerre in atto e ritrovare un accordo sul gas russo (e quindi dell’aumento dell’inflazione), l’ascesa al potere delle forze che speculano sulla crisi sarà inevitabile. 

PER ARGINARE L’ONDA NERA SERVE UNA POLITICA CON LA P MAIUSCOLA 

Sul piano operativo è necessaria un’inversione di rotta delle politiche economiche promosse dai fronti democratici che privilegino l’attenzione alle classi e ai ceti più deboli, alle famiglie, alle piccole e medie imprese, al lavoro subordinato e allo sviluppo locale/regionale. È necessario uscire dalla spirale di una sinistra ipertecnologica, liberista e propensa a difendere i ricchi anziché coloro che hanno meno. Che si esaurisce nella liturgia woke e gender e nelle pseudo transizioni, per accedere a politiche di reale integrazione nel rispetto delle regole. È necessario inoltre affermare la fuoriuscita dalla finanziarizzazione per tornare all’economia reale e a un modello di sviluppo improntato all’effettiva sostenibilità e ad una riforma fi scale che vada nella direzione dell’equità indicata dalla nostra Costituzione.
Senza questi presupposti la vittoria della nuova destra sarà prima di tutto culturale e popolare. E quindi altrettanto inevitabile. 

Categoria

L'angolo del presidente