SIAMO TUTTI COOPERATORI!

04 Aprile 2025

Dall’Editoriale pubblicato sul periodico Acli Trentine

I 130 anni della Federazione

 

Alzi la mano chi non centra nulla con la cooperazione! Potrebbe essere questa la domanda più frequente che si potrebbe rivolgere a qualsiasi uditorio trentino visto che è più facile contare coloro che di cooperazione ne sanno fare a meno da coloro che, in un modo o nell’altro, vi partecipano.

Con 400 cooperative aderenti, 300.000 soci e un patrimonio di 3,5 miliardi da investire per le nuove generazioni, la cooperazione trentina è giunta all’ambizioso traguardo dei 130 di vita. Era il novembre del 1895 quando don Lorenzo Guetti fondava la “Federazione di sindacato tra consorzi cooperativi della parte italiana della provincia” dando vita ad un’esperienza destinata a cambiare in profondità il Trentino e la sua comunità. Ad oltre un secolo di distanza è obiettivamente difficile capire quanto di quella stagione pionieristica sia rimasto nell’esperienza mutualistica contemporanea visto che, pochi anni dopo la fondazione, la stessa cultura guettiana venne di fatto emarginata e sostituita dalle logiche “confessionali” e più allineate con il potere politico del tempo. E ancora oggi è difficile pensare alla conservazione dei valori delle origini quando, dal credito al lavoro, è più facile pensare al business che non alla solidarietà. Eppure, anche 130 anni dopo la cooperazione può dimostrare, nonostante tante sconfitte, anche sul piano etico, tutta la propria attualità ed essenza. Non possiamo, da questo punto di vista, non dirci cooperatori. Non lo possiamo fare poiché di fatto ognuna ed ognuno di noi con la cooperazione c’azzecca per qualcosa: o per il credito o per il consumo, oppure per le questioni sociali, della casa o del welfare, per l’ambiente o le attività produttive. In qualche modo siamo tutti cooperatori anche perché il sistema mutualistico ha garantito il presidio della montagna e da questa “altezza” ha governato i passaggi cruciali verso l’autonomia della nostra provincia, imprimendo a livello culturale la via dell’autogoverno e dell’auto organizzazione della comunità. Per questi motivi è necessario che il sistema mutualistico affronti nell’immediato futuro alcune sfide cruciali.

La prima riguarda la capacità di essere generativa di nuovi processi di sviluppo. Esiste nella società un bisogno diffuso di nuove reti di servizi a partire dalle Comunità energetiche, dal welfare di comunità alla casa che attendono una risposta organizzata e di filiera da parte della cooperazione e l’avvio di pratiche di condivisione con gli altri soggetti del terzo settore e degli enti intermedi. Pensiamo al problema dell’abitazione per i lavoratori di tante aziende e pensiamo, per fare un altro esempio, al tema dell’integrazione nel mondo del lavoro della popolazione immigrata.

Ma la sfida più grande rimane quella di un’autoriforma delle strutture esistenti per rilanciare i valori mutualistici e della promozione della cultura cooperativa nei confronti delle nuove generazioni. Un processo che ha bisogno di un nuovo patto con la comunità, del pieno coinvolgimento ed ampliamento della base associativa e di una classe dirigente che rispecchi di valori delle origini all’interno di uno spirito di appartenenza ai destini della comunità e della montagna.

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L'angolo del presidente