Un patto fra generazioni

28 Gennaio 2025

Cercando di essere il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo

Dall’Editoriale pubblicato sul periodico Acli Trentine 

Accanto ad un immenso grazie a tutte e tutti voi per la vicinanza e la fiducia, vorrei iniziare questo nuovo cammino cercando di spiegarvi cosa ho imparato delle Acli.

La prima lezione riguarda la pace, perché fin dai primi anni 80 le Acli hanno aperto le loro porte al movimento pacifista trentino con la campagna contro i missili a Comiso e poi per la denuclearizzazione del territorio provinciale. La mia generazione è pertanto cresciuta anche attraverso le Acli grazie ad alcune personalità di grande levatura e uomini di pace ad iniziare da don Giuseppe Grosselli, indimenticabile accompagnatore spirituale (e non solo), oltre a don Vittorio Cristelli, il “giornalista del Concilio” per eccellenza e don Marcello Farina, filosofo, intellettuale e scrittore, entrambi collaboratori del nostro giornale.

Grazie anche alla loro testimonianza ho appreso che la pace e la nonviolenza sono le vere maestre di vita attraverso le quali, come ci ricorda Gandhi, possiamo diventare il cambiamento che vorremmo vedere del mondo. La pace inizia pertanto da ognuno di noi, dalla nostra capacità di visione e di pensiero a cui sempre devono seguire i comportamenti. La seconda lezione che ho appreso delle Acli riguarda poi il valore del pensiero libero ed indipendente, facoltà che si lega indissolubilmente al tema dello studio e della formazione.

Attraverso la Scuola di comunità delle Acli ho pertanto compreso l’importanza dell’educazione, della formazione integrale della persona, dell’aggiornamento e dello studio che sempre devono accompagnare l’azione sociale, la critica e l’intervento nel dibattito pubblico.

Un ulteriore insegnamento lo devo poi ad Acli Terra attraverso le quali ho compreso il valore della comunità e del territorio. Nel corso degli anni Novanta e poi nei primi anni Duemila, con Fausto Gardumi abbiamo dato vita ad una serie di iniziative formative che hanno portato all’avvio di importanti progetti e programmi di sviluppo della montagna trentina ad iniziare dai patti territoriali della valle di Cembra e della valle di Gresta, unitamente alla Strade del vino della Vallagarina e delle Colline Avisiane e la Strada della Mela delle Valli di Non e di Sole. Progetti che hanno anticipato l’attuale dibattito sullo sviluppo di comunità che stiamo perseguendo relativamente alla rigenerazione dei nostri circoli e dei nostri territori.

Vorrei restituire quello che ho ricevuto

Le Acli mi hanno dato la possibilità di esprimere quello che avevo dentro, i valori e gli interessi che covavo sia a livello personale che politico, facendomi capire che è possibile occuparsi del bene comune e dello sviluppo dei nostri territori anche senza ruoli istituzionali di rilievo, partendo anche dal sociale e dalla formazione.

Vorrei restituire tutto questo alle Acli costruendo assieme a voi le condizioni per una transizione verso un nuovo approdo per l’associazione ed i suoi servizi.

Abbiamo davanti nuove sfide e problemi che in parte appartengono al passato e in parte a questa difficile congiuntura.

Il mondo sembra sul baratro di una guerra globale eppure possiamo scorgere anche tante possibilità nuove. Vorrei essere ottimista e credere che siamo di fronte all’alba di un giorno nuovo e non al declino del vecchio.

Per fare questo è però necessario guardare avanti, sperare nei giovani, costruire un’organizzazione che risponda ai bisogni della società di domani, non a quella di ieri.

Siamo adeguati a tutto questo?

Nell’affrontare le sfide che abbiamo davanti sappiamo che possiamo contare su una grande organizzazione di servizi e su una consolidata reputazione sia verso le istituzioni che verso l’utenza. Ma non siamo altrettanto forti sul piano della nostra classe dirigente o meglio: forse lo siamo oggi, ma non sappiamo se lo saremo ancora fra qualche anno. Paghiamo il limite della mancata formazione dei nostri quadri così come paghiamo lo scotto di un lungo periodo, almeno trent’anni, in cui non siamo stati in grado di attrarre i giovani e di garantire un adeguato ricambio a partire dai Circoli. Dobbiamo pertanto agire pensando a quello che saremo fra quattro e otto anni, preparando ed accompagnando la rigenerazione di tante figure apicali e di tante personalità che hanno scritto la storia delle Acli degli ultimi decenni. Ce lo chiede la storia, ce lo chiede la vita, ma soprattutto ce lo chiede la nostra organizzazione, la quale è chiamata e rinnovare continuamente la propria offerta in termini di servizi e prestazioni.

Avere cura di noi e degli altri

Sono sicuro che tutti noi sapremo prendere per mano i giovani ed accompagnarli verso il futuro, così come sapremo attrarre nuovi volontari e risorse professionali e culturali. Credo che preparare il futuro per gli altri dando vita ad un vero e proprio patto fra generazioni sia la migliore cosa che possa succedere a tutti noi adulti anche per il fatto che abbiamo oggettivamente ricevuto molto dal mondo e dalla vita. Aprire gli orizzonti, esplorare nuove possibilità e servizi, diventare un punto di riferimento essenziale per il Trentino della solidarietà, della pace e della sostenibilità: ecco il programma più bello per coprire di significato il “grande compito” di un movimento che in ogni istante della sua storia ha saputo rinnovarsi per rispondere al meglio ai bisogni della propria comunità.

Categoria

L'angolo del presidente