Donazione o testamento? 4 domande da porti per prendere la decisione migliore

02 Luglio 2025

Il desiderio di pianificare il futuro del proprio patrimonio, assicurandosi che arrivi alle persone care nel modo desiderato, è profondamente umano. Nel panorama giuridico italiano, due strumenti principali emergono per realizzare questo intento: la donazione e il testamento. Sebbene entrambi permettano di trasferire beni, operano su piani temporali e con implicazioni radicalmente diverse. Scegliere tra l’uno e l’altro non è una decisione da prendere alla leggera; è un bivio che richiede una riflessione attenta sulle proprie esigenze, sulla natura dei propri beni, sulle dinamiche familiari e sugli obiettivi che si vogliono raggiungere. Non esiste una risposta universalmente “giusta”. Per aiutarti a navigare questa scelta complessa, affronteremo quattro domande fondamentali, illuminando le caratteristiche, i vantaggi, i costi e i rischi di ciascuna opzione, così da poterti orientare verso la soluzione più adatta alla tua specifica situazione.

Qual è la principale differenza tra donazione e testamento?

Immagina di voler regalare un quadro prezioso a tuo figlio. Puoi farlo oggi stesso, consegnandoglielo formalmente, oppure puoi scrivere delle istruzioni affinché lo riceva solo dopo la tua scomparsa. Questa semplice analogia cattura l’essenza della differenza tra donazione e testamento: il momento in cui producono i loro effetti.

La donazione è un atto inter vivos, un contratto stipulato tra persone viventi che si perfeziona e produce i suoi effetti immediatamente. Nel momento in cui il donante manifesta la sua volontà di donare e il donatario accetta (spesso contestualmente nello stesso atto), la proprietà del bene passa di mano. Questo comporta uno “spossessamento” immediato per il donante, che perde la titolarità del bene donato. Proprio per la sua immediatezza e definitività, la donazione, una volta perfezionata, è generalmente irrevocabile, salvo casi eccezionali e tassativamente previsti dalla legge (come l’ingratitudine del donatario o la sopravvenienza di figli del donante). Per la sua importanza, specialmente se riguarda beni immobili o di valore significativo, richiede quasi sempre la forma solenne dell’atto pubblico notarile alla presenza di due testimoni.

Il testamento, al contrario, è l’archetipo dell’atto mortis causa. È una dichiarazione di volontà unilaterale destinata a produrre effetti solo ed esclusivamente dopo la morte del suo autore, il testatore. Durante tutta la sua vita, il testatore mantiene la piena proprietà e disponibilità dei beni menzionati nel testamento. Il suo tratto distintivo è la revocabilità: il testatore può cambiare idea in qualsiasi momento, modificare le sue disposizioni o revocare completamente il testamento redigendone uno nuovo. Sarà sempre l’ultima versione valida a prevalere. Esistono diverse forme testamentarie (olografo, scritto interamente a mano dal testatore; pubblico, redatto dal notaio; segreto), ognuna con requisiti specifici. La forma olografa, se redatta correttamente, non richiede l’intervento del notaio per essere valida, garantendo massima riservatezza e nessun costo immediato.

Dunque, la dicotomia fondamentale risiede qui: la donazione è un atto attuale, definitivo e con effetti immediati; il testamento è una disposizione futura, sempre modificabile e con effetti differiti alla scomparsa del testatore.

Quando conviene fare una donazione invece di scrivere un testamento?

Se la donazione comporta una perdita immediata e spesso irreversibile della proprietà, perché mai qualcuno dovrebbe preferirla al testamento, che garantisce controllo e flessibilità fino all’ultimo? Esistono situazioni specifiche in cui si potrebbe considerare una donazione, pur soppesandone attentamente i rischi.

Una motivazione frequente è la volontà di aiutare un figlio o un parente stretto ora, in un momento in cui potrebbe averne più bisogno. Pensiamo al genitore che desidera aiutare il figlio ad acquistare la prima casa o ad avviare un’attività imprenditoriale: una donazione (magari di denaro o dell’immobile stesso) permette di fornire questo supporto concreto durante la propria vita, senza attendere l’apertura della successione.

Qualcuno potrebbe pensare alla donazione come un modo per semplificare la futura divisione ereditaria, togliendo un bene specifico dall’asse ereditario. Tuttavia, questa è una visione potenzialmente illusoria: come vedremo, le donazioni possono anzi complicare le cose se ledono i diritti degli altri eredi legittimari.

In alcuni casi, si potrebbe effettuare una donazione per esprimere gratitudine immediata verso una persona o per assicurarsi che un determinato bene vada a un soggetto specifico senza incertezze (sebbene l’irrevocabilità limiti ripensamenti). C’è poi chi, in passato, ha considerato la donazione per motivi di pianificazione fiscale, magari temendo un futuro inasprimento delle imposte di successione. Tuttavia, data l’attuale equiparazione delle aliquote e franchigie tra imposta di donazione e di successione in Italia, questo vantaggio è oggi molto relativo e speculativo. Infine, l’idea di utilizzare le donazioni per proteggere il patrimonio da futuri creditori è estremamente rischiosa: tali atti possono essere legalmente contestati dai creditori (con l’azione revocatoria) se fatti in frode alle loro ragioni.

A fronte di queste potenziali (e talvolta discutibili) convenienze, pesano enormemente gli svantaggi: la perdita definitiva del controllo sul bene, l’irrevocabilità della scelta, il rischio concreto di conflitti familiari futuri e la potenziale difficoltà nel rivendere o ipotecare un bene donato a causa del timore di future azioni legali da parte degli eredi legittimari. Nella maggior parte dei casi, soprattutto quando si desidera mantenere flessibilità, controllo e garantire una distribuzione equa e ponderata del proprio patrimonio tra più beneficiari, il testamento rimane lo strumento più duttile e sicuro.

Quali tasse e costi bisogna considerare per entrambe le soluzioni?

Analizziamo ora l’aspetto economico, confrontando tasse e spese legate a donazioni e testamenti.

Costi della Donazione (immediati):

  • Imposta di Donazione: Si applica sul valore del bene donato. In Italia esistono franchigie (soglie di esenzione) elevate per i trasferimenti tra parenti stretti:
    • 1 milione di euro per ciascun figlio o per il coniuge/parte dell’unione civile.
    • 100.000 euro per ciascun fratello o sorella.
    • 1,5 milioni di euro per persone con handicap grave. Sulle somme eccedenti tali franchigie, si applicano aliquote differenziate: 4% (coniuge/figli), 6% (fratelli/sorelle, altri parenti fino al 4° grado), 8% (altri soggetti). Questi valori sono riferiti alla normativa di inizio 2025 e potrebbero variare.
  • Imposte Ipotecaria e Catastale: Dovute solo se si donano beni immobili. Sono calcolate in percentuale sul valore catastale (rispettivamente 2% e 1%), a meno che per il donatario non si tratti di “prima casa” con relativi requisiti; in tal caso si pagano in misura fissa (attualmente 200 euro ciascuna).
  • Spese Notarili: L’atto pubblico è quasi sempre necessario, comportando l’onorario del notaio, variabile in base al valore dell’atto.
  • Costi Accessori: Imposta di bollo, tasse per la registrazione dell’atto.

Costi del Testamento (immediati e differiti):

  • Costi di Redazione (immediati/opzionali):
    • Testamento Olografo: Nessun costo vivo se scritto di proprio pugno rispettando i requisiti (autografia, data, sottoscrizione). Il costo riguarda l’eventuale consulenza legale per assicurarsi della sua validità e chiarezza.
    • Testamento Pubblico: Redatto dal notaio alla presenza di testimoni. Comporta l’onorario notarile, bolli e costi di registrazione (generalmente inferiori a quelli di una donazione immobiliare).
  • Costi all’Apertura della Successione (differiti alla morte): Questi costi si presentano dopo la morte, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno un testamento (salvo per la pubblicazione).
    • Imposta di Successione: Colpisce il valore dei beni ereditati da ciascun erede o legatario. Importante: le aliquote e le franchigie sono attualmente identiche a quelle dell’imposta di donazione.
    • Imposte Ipotecaria e Catastale: Dovute dagli eredi se nell’eredità ci sono immobili. Si applicano le stesse aliquote (2% e 1% sul valore catastale) o le misure fisse per la “prima casa”, come per le donazioni.
    • Spese per la Dichiarazione di Successione: Entro 12 mesi dal decesso, gli eredi devono presentare questa dichiarazione all’Agenzia delle Entrate. La pratica comporta costi (imposta di bollo, tassa ipotecaria, tributi speciali catastali) e spesso l’onorario di un professionista (CAF, commercialista, notaio) che la predispone e la invia telematicamente.
    • Spese di Pubblicazione del Testamento: Se esiste un testamento olografo o segreto, va pubblicato da un notaio dopo la morte, con relativi costi.

In sintesi: la donazione comporta costi certi e immediati (notaio, tasse eventuali). Il testamento ha costi di redazione potenzialmente nulli (olografo) o contenuti (pubblico), mentre le imposte principali (successione, ipo-catastali) sono differite alla morte e attualmente allineate a quelle di donazione. La scelta, quindi, raramente si basa su un puro calcolo di convenienza fiscale immediata.

Donazione contestata: cosa succede se un erede si oppone?

Ecco uno dei nodi più critici della donazione: la sua potenziale contestazione futura da parte degli eredi legittimari. Perché accade? La legge italiana tutela fortemente alcuni familiari del defunto, garantendo loro una quota minima del patrimonio, la cosiddetta “quota di legittima” o “riserva“. Questi soggetti sono gli eredi legittimari: il coniuge (o la parte dell’unione civile), i figli e, in assenza di figli, gli ascendenti (genitori).

Il punto cruciale è che, per verificare se la quota di legittima spettante a ciascun legittimario sia stata rispettata, al momento della morte del donante si effettua un calcolo teorico chiamato “riunione fittizia“. Si somma il valore dei beni lasciati dal defunto alla sua morte (relictum) al valore di tutte le donazioni fatte in vita (donatum), al netto dei debiti. Sul totale così ottenuto si calcolano le quote di legittima. Se emerge che una donazione (o una disposizione testamentaria) ha intaccato la quota riservata a un legittimario, quest’ultimo può agire per tutelare i propri diritti.

Lo strumento legale a disposizione è l’azione di riduzione. Con questa azione, esercitabile solo dopo la morte del donante, l’erede legittimario leso chiede al giudice di rendere inefficaci (cioè “ridurre”) le disposizioni testamentarie e le donazioni effettuate dal defunto che eccedono la quota di cui poteva liberamente disporre (la “quota disponibile“). Si inizia riducendo le disposizioni testamentarie e poi si passa alle donazioni, partendo dall’ultima fatta in ordine di tempo e risalendo alle precedenti, fino a quando la quota di legittima non viene reintegrata.

Quali sono le conseguenze?

Se l’azione di riduzione ha successo, il donatario (chi ha ricevuto la donazione) potrebbe essere costretto a restituire in tutto o in parte il bene ricevuto all’erede legittimario. Se il bene è stato nel frattempo venduto, il donatario potrebbe doverne restituire il valore. Ma non finisce qui: se il donatario non ha mezzi sufficienti per compensare il legittimario, quest’ultimo potrebbe, a determinate condizioni e specialmente se non sono trascorsi 20 anni dalla donazione, agire anche contro eventuali terzi acquirenti del bene donato (azione di restituzione), chiedendo la restituzione del bene stesso. Questa eventualità rende i beni di provenienza donativa meno sicuri sul mercato immobiliare e più difficili da ipotecare.

In conclusione, effettuare donazioni, specialmente di valore consistente, senza un’attenta valutazione dell’impatto sulle quote di legittima e senza magari coinvolgere o informare gli altri potenziali legittimari, espone l’atto a un concreto rischio di contestazione futura, con possibili cause legali lunghe e complesse che possono vanificare l’intento originario del donante.

La perdita di una persona cara rappresenta un momento di grande dolore e difficoltà, sia a livello emotivo che pratico. Le incombenze burocratiche, come la dichiarazione di successione, possono aggiungere un ulteriore peso in una fase così delicata. Per questo motivo, ACLI Trentine si propone di offrire supporto e assistenza specifica in materia di successione.

Siamo al fianco delle famiglie per semplificare la gestione delle dichiarazioni di successione, snellendo le procedure burocratiche e curando ogni dettaglio con la massima attenzione. Forniamo risposte chiare a tutte le domande e assistiamo nella compilazione dei documenti necessari, per rendere questo passaggio il più sereno e indolore possibile. Che si tratti della dichiarazione di successione o della domanda di pensione ai superstiti, il nostro team di professionisti è sempre pronto a supportarti.

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