TFR in azienda o in un fondo pensione?

18 Febbraio 2026

Quando si parla di previdenza complementare, uno dei temi riguarda la possibilità di destinare il proprio TFR a un fondo pensione, invece di lasciarlo in azienda. Una scelta che può incidere in modo significativo sulla pensione futura e che vale la pena conoscere bene.

Lavoratrici e lavoratori dipendenti possono infatti versare nel fondo pensione il TFR maturato, insieme a eventuali contributi personali e, quando previsto dal contratto o dagli accordi collettivi, anche a contributi del datore di lavoro. In alcuni casi gli accordi stabiliscono la percentuale di TFR da destinare al fondo; in assenza di indicazioni specifiche, il conferimento avviene generalmente in forma totale.

La decisione non è definitiva: è sempre possibile rivedere la scelta nel tempo e modificare la quota di TFR da destinare alla previdenza complementare.

I vantaggi

Destinare il TFR a un fondo pensione può offrire diversi benefici.

  1. Vantaggio fiscale: al momento del pensionamento la tassazione delle prestazioni del fondo è più bassa rispetto a quella del TFR lasciato in azienda. Si va infatti da un minimo del 9% a un massimo del 15%, contro un’aliquota che può variare dal 23% al 43% se il TFR viene liquidato dall’azienda. La percentuale dipende anche dagli anni di iscrizione alla previdenza complementare.
  2. I versamenti volontari nel fondo pensione possono essere dedotti, riducendo il reddito su cui si pagano le imposte.
  3. Nel lungo periodo, poi, il TFR investito in un fondo pensione può generare rendimenti più elevati rispetto a quello lasciato in azienda. Il TFR accantonato dall’impresa cresce infatti con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione annua; nel fondo pensione, invece, il rendimento dipende dalla gestione finanziaria scelta e dall’andamento dei mercati.

Gli aspetti da considerare

Il TFR accumulato nel fondo pensione è pensato per il lungo periodo e può essere riscattato al momento del pensionamento. Può essere richiesto prima solo in determinate situazioni, come l’interruzione del rapporto di lavoro o nei casi previsti dalla normativa sulle anticipazioni.

Se si cambia lavoro, però, non è necessario chiudere la posizione: si può continuare a versare nello stesso fondo, mantenendo quanto già accumulato.

Un esempio concreto

Immaginiamo una lavoratrice o un lavoratore con una RAL di 30.000 euro che decide di versare il 100% del TFR in un fondo pensione per i prossimi 20 anni (in questo caso non sono previsti versamenti datoriali o aggiuntivi della lavoratrice o lavoratore).

Ogni anno accantona circa il 6,91% della retribuzione lorda:

  • accantonamento annuo: ~2.073 euro
  • capitale lordo dopo 20 anni (senza rivalutazione): ~41.460 euro

Stima storica del rendimento: 

  • TFR in azienda: il tasso medio di rivalutazione nell’ultimo decennio è stato del 2,4% circa. Il capitale lordo finale salirebbe a circa 53.000 euro.
  • TFR nel fondo pensione: ipotizzando una linea bilanciata con un rendimento medio del 4%, il capitale lordo finale potrebbe raggiungere circa 64.000 euro.

La differenza al momento del pensionamento:

  • TFR in azienda: con una stima del capitale lordo 53.000 euro e una ipotesi di aliquota IRPEF applicata del 25%, in tasca arrivano 39.750 euro.
  • TFR nel fondo pensione: con una stima del capitale lordo 64.000 e una ipotesi di tassazione applicata del 13,5%, in tasca arrivano 55.360 euro.

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Categoria

Pensioni e contributi