Quando si parla di previdenza complementare, uno dei temi riguarda la possibilità di destinare il proprio TFR a un fondo pensione, invece di lasciarlo in azienda. Una scelta che può incidere in modo significativo sulla pensione futura e che vale la pena conoscere bene.
Lavoratrici e lavoratori dipendenti possono infatti versare nel fondo pensione il TFR maturato, insieme a eventuali contributi personali e, quando previsto dal contratto o dagli accordi collettivi, anche a contributi del datore di lavoro. In alcuni casi gli accordi stabiliscono la percentuale di TFR da destinare al fondo; in assenza di indicazioni specifiche, il conferimento avviene generalmente in forma totale.
La decisione non è definitiva: è sempre possibile rivedere la scelta nel tempo e modificare la quota di TFR da destinare alla previdenza complementare.
I vantaggi
Destinare il TFR a un fondo pensione può offrire diversi benefici.
- Vantaggio fiscale: al momento del pensionamento la tassazione delle prestazioni del fondo è più bassa rispetto a quella del TFR lasciato in azienda. Si va infatti da un minimo del 9% a un massimo del 15%, contro un’aliquota che può variare dal 23% al 43% se il TFR viene liquidato dall’azienda. La percentuale dipende anche dagli anni di iscrizione alla previdenza complementare.
- I versamenti volontari nel fondo pensione possono essere dedotti, riducendo il reddito su cui si pagano le imposte.
- Nel lungo periodo, poi, il TFR investito in un fondo pensione può generare rendimenti più elevati rispetto a quello lasciato in azienda. Il TFR accantonato dall’impresa cresce infatti con un tasso fisso dell’1,5% più il 75% dell’inflazione annua; nel fondo pensione, invece, il rendimento dipende dalla gestione finanziaria scelta e dall’andamento dei mercati.
Gli aspetti da considerare
Il TFR accumulato nel fondo pensione è pensato per il lungo periodo e può essere riscattato al momento del pensionamento. Può essere richiesto prima solo in determinate situazioni, come l’interruzione del rapporto di lavoro o nei casi previsti dalla normativa sulle anticipazioni.
Se si cambia lavoro, però, non è necessario chiudere la posizione: si può continuare a versare nello stesso fondo, mantenendo quanto già accumulato.
Un esempio concreto
Immaginiamo una lavoratrice o un lavoratore con una RAL di 30.000 euro che decide di versare il 100% del TFR in un fondo pensione per i prossimi 20 anni (in questo caso non sono previsti versamenti datoriali o aggiuntivi della lavoratrice o lavoratore).
Ogni anno accantona circa il 6,91% della retribuzione lorda:
- accantonamento annuo: ~2.073 euro
- capitale lordo dopo 20 anni (senza rivalutazione): ~41.460 euro
Stima storica del rendimento:
- TFR in azienda: il tasso medio di rivalutazione nell’ultimo decennio è stato del 2,4% circa. Il capitale lordo finale salirebbe a circa 53.000 euro.
- TFR nel fondo pensione: ipotizzando una linea bilanciata con un rendimento medio del 4%, il capitale lordo finale potrebbe raggiungere circa 64.000 euro.
La differenza al momento del pensionamento:
- TFR in azienda: con una stima del capitale lordo 53.000 euro e una ipotesi di aliquota IRPEF applicata del 25%, in tasca arrivano 39.750 euro.
- TFR nel fondo pensione: con una stima del capitale lordo 64.000 e una ipotesi di tassazione applicata del 13,5%, in tasca arrivano 55.360 euro.
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Categoria
Pensioni e contributi