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Acli: posizione sulla riforma istituzionale

09 Settembre 2005

In data 6 settembre le Acli Trentine sono state sentite dalla prima Commissione della Pat sulla proposta di riforma istituzionale di cui al Disegno di Legge n° 104 dd. 2/03/05. Riportiamo di seguito una breve sintesi della posizione delle Acli Trentine, mentre il testo integrale è disponibile nei “documenti” di questo sito.

In primo luogo ci sembra doveroso evidenziare la condivisione ai principi espressi nel disegno di legge ed in particolare ai principi di sussidiarietà che sostanziano la qualità della vita dei cittadini e delle famiglie.

Riteniamo che siano ormai necessari interventi di rivisitazione normativa che diano agli assetti istituzionali Provinciali adeguati criteri di innovazione e che rendano l’impianto istituzionale complessivo coerente con le esigenze attuali della comunità.Le ACLI confermano pertanto il sistema valoriale più volte espresso in materia, ossia che il punto di riferimento nevralgico in tutti i processi di innovazione e di ammodernamento, deve essere il cittadino.

La ferma volontà di mettere al centro il cittadino, anteponendo così le questioni sociali a quelle politiche, burocratiche o di altra natura, rappresenta il vero salto di qualità nei processi di riforma.

La gestione del territorio, delle istituzioni e l’erogazione dei servizi devono quindi rispettare questo principio ed orientarsi esclusivamente al miglioramento della qualità della vita dei nostri cittadini e soprattutto di coloro che per ragioni reddituali sono più esposti.

Dall’analisi del disegno di legge emerge una preoccupazione circa l’aumento dei livelli decisionali ed in particolare si teme il rischio di maggiori adempimenti formali e di aumento dei costi in termini economici e di tempo.

Un obiettivo che ci sentiamo di evidenziare e che a nostro avviso deve caratterizzare l’intera rivisitazione organizzativa e strutturale della Provincia e dei soggetti istituzionali ad essa collegati, è il contenimento del costo dei servizi erogati alle famiglie.

Un punto di debolezza della riforma riguarda l’assenza di valutazioni economiche per realizzare quanto prospettato.
L’attuale contesto sociale richiede infatti non solo di conoscere i parametri in base ai quali vengono trasferite le risorse alle Comunità di Valle, ma anche che la classe dirigente abbia chiaro e fermo l’obiettivo di diminuire i costi di gestione in quanto la disponibilità di reddito reale per molte famiglie non è certo in aumento.

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