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Acli Roma: Comunicato Stampa

28 Aprile 2007

Acli: un primo maggio listato a lutto. Il fenomeno delle morti bianche: “una sconfitta per tutti che grava come un’ombra inquietante sulle celebrazioni”.

ACLI: UN PRIMO MAGGIO LISTATO A LUTTO

Il fenomeno delle morti bianche: «una sconfitta per tutti che grava come un’ombra inquietante sulle celebrazioni».

Roma, 26 aprile 2007 – «Più che una festa, un giorno di lutto nazionale». A pochi giorni dalle celebrazioni in tutta Italia della tradizionale Festa dei lavoratori, il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero rilancia come centrale la questione degli incidenti mortali sul lavoro: «Non c’è molta voglia di festeggiare quando ogni giorno in media tre persone perdono la vita sul posto di lavoro. Questo fenomeno folle e tragico delle cosiddette morti bianche rappresenta una sconfitta per tutti, e grava come un’ombra inquietante sulle celebrazioni di quest’anno. Per più di mille e trecento famiglie, tante le vittime in un solo anno, sarà un primo maggio listato a lutto».

Le Acli chiedono che il tema della sicurezza sul lavoro diventi concretamente una priorità nell’agenda politica del Paese, che significa essenzialmente tre cose: tempi certi per l’approvazione del disegno di legge in materia approvato dal consiglio dei ministri; garanzie, anche economiche, per la reale efficacia delle ispezioni sul lavoro; promozione da parte di imprese, sindacati e associazioni di una cultura della sicurezza tra i lavoratori stessi, superando ignoranza, pigrizia e resistenze diffuse.

«La solitudine dei lavoratori – spiega il presidente Olivero – soprattutto quelli precari e irregolari, la maggior parte giovani e immigrati, rappresenta un ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità, facilitando al contrario il prodursi di situazioni rischiose. Ma è una solitudine che riguarda oggi tutti i lavoratori, monadi isolate alla ricerca di sicurezza e protezione sociale, ciascuno per conto suo, vittime di una deriva individualistica che ha intaccato il lavoro e i lavoratori così come la società intera. Bisogna allora recuperare e ricostruire quella radice di socialità del lavoro, che nella storia ha significato diritti di cittadinanza, giustizia sociale e solidarietà. È questa la ragione per cui riteniamo importante rilanciare e promuovere anche in futuro i valori della mutualità, della cooperazione e della solidarietà, che da sempre si collegano alla cultura dei lavoratori, mentre diventa impegnativo contrastare quella concezione del lavoro molto diffusa nell’odierna società individualistica in cui prevale la spinta alla competitività sfrenata».

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